COMUNICATI STAMPA
SCONCERTO PER IL PREGIUDIZIO MANIFESTATO DALLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE BOLOGNESI
Il gruppo di uomini e donne omosessuali credenti Ponti
sospesi di Napoli ha appreso con profonda amarezza quanto è accaduto a Bologna
nell’ambito della Consulta comunale per le politiche familiari.
Dopo trattative e verifiche giuridiche erano state ammesse nella Consulta le
associazioni omosessuali AGEDO e FAMIGLIE ARCOBALENO. Questa inclusione ha
provocato la reazione di dodici associazioni cattoliche che hanno abbandonato
per protesta la Consulta. Nelle pagine bolognesi del quotidiano Avvenire si è
parlato, a proposito dell’ingresso nella Consulta delle due associazioni
omosessuali, di “atto contro la ragione e il buon senso”. Ci chiediamo: di quale
ragione si parla? Forse di una ragione fideistica? Riteniamo infatti che la
ragione naturale senza aggettivi imponga di conoscere, ascoltare e confrontarsi.
L’AGEDO è un’associazione di genitori eterosessuali di figli omosessuali che
possono testimoniare sul cammino che hanno percorso per l’accettazione e
l’integrazione dei loro figli nell’ambito di una famiglia del tutto
tradizionale. FAMIGLIE ARCOBALENO è un’associazione di genitori omosessuali che
hanno avuto figli all’interno di una precedente relazione eterosessuale e di
“coppie o single omosessuali che hanno realizzato il proprio progetto di
genitorialità o che aspirano a farlo”. Si tratta quindi in prevalenza di realtà
familiari tradizionali nelle quali si è posta la questione dell’omosessualità di
uno dei suoi membri e che hanno deciso di affrontare la situazione puntando
sull’accettazione e il rispetto della dignità di tale condizione. Nel caso di
FAMIGLIE ARCOBALENO ci troviamo inoltre dinanzi a un amore maturo tra persone
dello stesso sesso che si è aperto anche alla maternità o paternità in
situazioni eccezionali, visto che in Italia manca una legge che regoli la
materia. Il pregiudiziale rifiuto di ascoltare queste esperienze e confrontarsi
con esse ci lascia
sconcertati. Un tale atteggiamento rivela anzitutto, a nostro parere, una
perdurante immaturità democratica di consistenti settori del mondo cattolico che
ancora confondono i doveri dello stato, che deve difendere la dignità e la
sicurezza di tutti i suoi cittadini, con le proprie posizioni confessionali e si
sottraggono addirittura al confronto fisico con chi rappresenta posizioni
diverse dalle loro.
La Consulta comunale è appunto un organo consultivo, non deliberativo, che serve
a discutere le situazioni e a maturare proposte da sottoporre al Consiglio
comunale nell’ambito dei poteri di un ente locale.
Riteniamo incomprensibile e grave che persino in tale contesto e in una realtà
comunale si rifiuti pregiudizialmente di confrontarsi con associazioni che
rappresentano chi vive la condizione omosessuale nel contesto familiare. È una
rimozione di una realtà presente in tante famiglie che ci spaventa e ci
inquieta. Forse si ha paura che il confronto diretto con le persone che vivono
tale condizione possa far incontrare una realtà più serena e “normale”, per
usare una parola purtroppo ancora in voga, di quella immaginata ed elaborata nel
chiuso laboratorio delle proprie ideologie religiose. In quanto persone
omosessuali credenti, per le quali soprattutto la Chiesa cattolica è stata,
almeno in gioventù, madre e maestra, osserviamo inoltre con amarezza che in tale
atteggiamento di rifiuto dell’omosessualità pienamente vissuta come una
possibile espressione dell’amore umano essa si rivela più vicina al perbenismo
borghese che a una morale di ispirazione evangelica. Su un problema che da
decenni sta travagliando generazioni di teologi morali essa continua ad assumere
un atteggiamento di totale e pregiudiziale chiusura dai dubbi fondamenti
scritturistici. Forti della nostra esperienza di gruppo, della consapevolezza
che l’amore omosessuale può essere pieno, maturo e fedele come quello tra
persone di sesso diverso, rispetto solo al grado di maturità delle persone e non
al loro orientamento sessuale, rileviamo ancora una volta con amarezza un
atteggiamento di rifiuto che offende la nostra dignità di persone. In questo
contesto la compassione e la delicatezza di cui parlano i documenti
ecclesiastici ufficiali ci appaiono inadeguate e il segno di una mentalità che
vuole vedere l’omosessuale, schiacciato dalla pressione sociale e da pregiudizi
basati su insufficienti conoscenze mediche e psicologiche, quasi come un caso
umano da ascoltare soltanto in confessionale. L’episodio di Bologna ci ha
riportati ancora una volta a questa triste realtà e per questo lo segnaliamo con
profonda tristezza a tutte le persone che ancora si interrogano sulla verità
dell’amore umano.
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